Recentemente ho avuto il piacere di essere ospite di TG2 Storie, dove ho parlato di sport, crescita personale ed energia interiore. Per chi non ha avuto modo di seguire la puntata in diretta, condivido qui alcuni passaggi chiave della conversazione, in modo che possiate ritrovare il cuore del messaggio anche in questo spazio.


Come si arriva lontano?
Credo profondamente nell’importanza di prendersi cura di sé e di avere fiducia nelle proprie capacità. L’energia è fiducia, è autostima. Serve determinazione e tenacia, non solo per raggiungere i propri obiettivi, ma anche per scoprire i propri limiti e superarli.

Nella mia vita, la connessione tra testa e cuore è sempre stata fondamentale. Ed è proprio questa la bella notizia: possiamo allenare entrambi, così come alleniamo il corpo. In ogni partita, in ogni allenamento – e più in generale in ogni sfida – possiamo scegliere di essere la nostra versione migliore. L’energia che portiamo dentro di noi si riflette ovunque: in campo, in azienda, nella famiglia. È qualcosa di concreto e tangibile, ed è il motore del vero successo.

Successo, cambiamenti e lezioni di vita
La medaglia di bronzo a Los Angeles nel 1984 è un ricordo meraviglioso, ma appartiene al passato. Oggi, il mio obiettivo è trasmettere ciò che ho imparato dallo sport a chi vuole migliorarsi, sia come atleta che come persona.

A volte mi chiedono: “Hai sempre vinto?” La risposta è semplice: no. Ho vissuto molte sconfitte, nello sport e nella vita. Ho cambiato percorsi, affrontato ostacoli e, in alcuni casi, ho visto sfumare progetti non per mia responsabilità. Ma non li chiamo fallimenti, li chiamo cambiamenti. Ogni esperienza insegna qualcosa e apre nuove strade.

Un team – che sia una squadra nello spogliatoio o un gruppo di lavoro in azienda – è un insieme di energie che si influenzano a vicenda. Se io sono arrabbiato o frustrato, inevitabilmente trasmetto questo stato d’animo agli altri. E lo stesso vale per la positività, la determinazione e la fiducia.

Felicità e risultati: la mentalità che fa la differenza
Nel mio libro scrivo: “Si vince perché si è felici, non si è felici perché si vince.” Questa è una consapevolezza che ho maturato con il tempo. Da giocatore e da allenatore, più volte sono caduto nella trappola di pensare che la felicità fosse legata solo ai risultati. Ma è il percorso a fare la differenza: la vera sfida è imparare a gioire mentre si gioca.

Purtroppo, oggi il mondo dello sport è spesso dominato dal risultatismo: se vinci sei bravo, se perdi non vali niente. Non è così! Questo atteggiamento si riflette già nei più giovani: quanti genitori, dopo una partita, chiedono subito “Hai vinto?” invece di “Ti sei divertito?” Il risultato è importante, ma non deve mai essere l’unico metro di giudizio.

Se vi fa piacere vedere l’intervista completa, potete trovarla su RaiPlay a questo link:

🔗 Guarda l’intervista su TG2 Storie, dal minuto 27:50:

Link all'intervista sul sito del TG2


Ringrazio la redazione di TG2 Storie, la Rai e Adriana Pannitteri per avermi ospitato e per aver dato spazio a questi temi, così importanti nello sport come nella vita.